Cosa senti?


Forse la domanda più inesplicabile del mondo.

Per questo rispondo sempre come se fosse la prima volta che sento questa domanda. Non voglio perdere la bellezza dell’improvvisazione autentica.

Se stessimo parlando di suoni, la risposta sarebbe musica.

Questa sarebbe comunque una non risposta, troppo indistinta per chiarire un concetto. Credo che entrare nei dettagli aiuti a capire.

Quando ascoltiamo musica prestiamo attenzione al ritmo, oppure alle parole, magari ad uno strumento, istante per istante.

Anche nel contatto prestiamo attenzione a varie percezioni, per esempio se stiamo toccando una parte tesa o cedevole, fiduciosa o allertata, calda o fredda, reattiva o sopita. Credo che il contatto va “sentito” nel suo contesto, proprio come la musica. Tenere una mano ha significati infinitamente diversi in ogni fase del trattamento.

Mi spiace che la risposta non sia né chiara né completa, ma le parole sono un vestito troppo piccolo per il sentire del corpo.

Le parole possono solo avvicinarci, come quando un direttore d’orchestra spiega un passaggio agli orchestrali raccontando una scena.

Fausto Bastianello

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