Piccola morte


Una sera di parecchio tempo fa, al corso di shiatsu, momento di pratica a coppie, la mia partner è una ragazza cieca, io ricevo, lei cerca.
Sono steso a pancia in su, lei prende posto dalla parte della testa.
Le sue dita cercano come antenne portando dietro mani leggerissime, sento la sua attenzione come si sente il silenzio prima di una sentenza.

Le mani, sospese come due gamberetti, trovano le spalle, le prime costole e poi arrivano al bordo dove finiscono le costole.
Ecco che accade una metamorfosi, i due gamberetti attenti si trasformano in fermi artigli che prendono saldamente il mio torace.
Se prima apprezzavo l’attenzione, adesso mi sento protetto dalla sua sicurezza e le concedo carta bianca.
Le sue dita entrano tra le costole e la mia pancia come se scivolassero e mi sento aprire il petto come se fosse la testa di un pesce.

Penso che forse morire è così, qualcosa viene aperto e qualcos’altro viene fuori allo scoperto, non ho dolore, non voglio resistere e preferisco lasciare andare.

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Lei impugna tutte le mie costole, le spalanca e le richiude senza sforzo mentre io mi accorgo che respiro senza fatica, senza fare niente, come se l’aria fosse acqua del mare che entra ed esce tra gli scogli.
Penso che morire così va bene. Una quiete surreale impregna ogni mio midollo.
Dopo vent’anni il solo ricordo mi alleggerisce il respiro e l’animo come allora.

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