Le perce-azioni


Ho coniato questo nuovo termine allo scopo di rappresentare la fusione delle percezioni con le azioni.

Come due sapori si incontrano senza confondersi, le percezioni stimolano le azioni che a loro volta
esaltano le percezioni, in un circolo virtuoso.

A volte, invece, si crea un circolo vizioso, quando la smania di agire impedisce di ascoltare, o il
troppo sentire paralizza il corpo; per esempio se desideriamo intensamente raccontare qualcosa
potremmo non accorgerci che non è il momento adatto.

La relazione tra le azioni e le percezioni è data dall’intenzione: dall’idea che ci muove attraverso il
nostro progetto in direzione della nostra meta desiderata.

Durante un trattamento non c’è istante in cui possiamo essere privi di intenzione, anzi, la forza non
deve essere posta nelle mani, ma nell’intenzione, la cui presenza determina la profondità della
relazione tra operatore e ricevente.

L’intenzione deve essere insegnata nei corsi, trasmessa dagli operatori e pretesa dai clienti.

La volontà, la determinazione, a volte vengono confuse con l’intenzione; certamente il significato
letterale corrisponde, ma qui vi è un altro senso.

La volontà rischia di condizionare l’azione e di spegnere l’ascolto. Questo è un problema grave,
perché in quel momento operatore e ricevente non sono più in sintonia.

In un trattamento dobbiamo applicare le azioni che conosciamo secondo la capacità di ricevere della persona, mentre applicare una tecnica rischia di essere un’ azione priva di ascolto.

Quando la nostra intenzione diventa la ricerca del cambiamento adatto, noi commisuriamo
continuamente la gradazione della nostra azione alla risposta della persona che la riceve.

Per chiarire meglio dobbiamo evidenziare la differenza fondamentale fra una tecnica ed un
percorso.

Una tecnica è una sequenza precisa e prestabilita di azioni, che si può descrivere in questo modo:
“si deve fare così e poi così”.
Non prevede domande, decisioni o variazioni di percorso.

Un percorso comprende delle domande, delle risposte e delle scelte di percorsi differenti; richiede
capacità di fare domande, sensibilità per trovare risposte e coraggio per intraprenderle; un vero e
proprio percorso di consapevolezza. Descrivere questo processo non è semplice, ecco un esempio
grafico:

20130309-183424.jpg

Questo schema, noto come diagramma di flusso,
Mostra una procedura con tre azioni (i rettangoli) ed
una scelta (il rombo).

La domanda “è troppo forte?” è riferita all’azione
precedente “contatto” e fornisce un bivio tra
continuare il contatto e fare un cambiamento.

La domanda che si pone l’operatore e la risposta che
ricava modificano il tipo di trattamento in funzione
della persona che lo riceve.

Questo processo è sì universale, ma ogni volta che la
procedura viene applicata sarà diversa e
personalizzata.

Sembra un paradosso, ma non lo è; l’approccio è uguale per tutte le persone, ma il modo in cui si applica è quello che si adatta a quel corpo in quel momento.

Diagramma di flusso di un esempio di perce-azione

20130309-183445.jpg

3 risposte a "Le perce-azioni"

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  1. Complimenti Fausto per aver tradotto in parole e grafici un processo che spesso si attua o si dovrebbe attuare in modo consapevole. Dipende molto dalla percezione e dall’autoascolto che l’operatore ha imparato ad attuare su di sé. Spesso quando si è agli inizi si tende a mio avviso ad essere troppo concentrati o sull’esterno o al proprio interno. Dopo un bel po’ di pratica questo divario dovrebbe assottigliarsi ed il tutto dovrebbe semplicemente avvenire fluidamente in un unicum, così che il contatto si fa davvero efficace e ogni barriera interna/esterna si annulla nel momento presente dove regna sovrana l’intenzione. Concordo appieno sul fatto che spesso la volontà viene confusa con l’intenzione e lì nascono i guai… Ognuno ha il proprio percorso di crescita con i propri tempi e questo un bravo operatore dovrebbe saperlo, evitando quindi di accanirsi per modificare lo stato delle cose nel ricevente quando questi non è pronto e soprattutto non dovrebbe pretendere di modificare cose che lui stesso non ha imparato a modificare in sé stesso.

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