I sensi ci salveranno. Parte prima


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Siamo costituiti da circa 400 muscoli; il loro compito è quello di permetterci di fare tutto ciò che serve alla nostra sopravvivenza.

Abbiamo tutti una tensione muscolare che sopportiamo da lungo tempo senza rendercene conto; il più delle volte volte non ci accorgiamo nemmeno di averla.

Questa tensione è sempre causa di irrigidimento e di molte altre conseguenze sia fisiche che emotive. Tutto ciò riduce la nostra capacità di percezione dei sensi.

La tensione provoca dolore per lo sforzo che richiede e riduce la percezione del piacere per l’insensibilità che provoca.

Il corpo diventa localmente insensibile per ridurre il dolore continuo percepito, un po’ come anestetizzato.

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Noi tutti viviamo immersi in un mondo complesso, denso di eventi che spesso ci sono incomprensibili ed ingiustificabili.

Quando ci sentiamo incompresi o non troviamo giusto quello che accade, in quel momento proviamo del dolore.

Se provassimo ad immaginare il nostro ambiente come un acquario, lo vedremmo popolato da specie viventi molto diverse tra loro e differentemente interferenti.

In uno spazio così ristretto, non esistendo un angolo isolato, tranquillo e veramente sicuro, si è costretti a vivere in uno stato di continua irrequietezza e lotta per la sopravvivenza.

Questa premessa consente di arrivare alla conclusione che una parte del dolore che ci investe è inevitabilmente frutto dell’ambiente a noi circostante. Considerando che l’ambiente è ovunque, esisteva prima di noi e, speriamo, continuerà ad esistere anche dopo, possiamo tranquillamente dire che il suo influsso è sempre presente ed è inevitabile.

Quando il dolore è continuo diventa logorante e potrebbe persino spegnere l’istinto di sopravvivenza.

(Durante l’assedio di Sarajevo la popolazione dopo mesi di convivenza sotto il tiro dei cecchini, smise di correre quando usciva allo scoperto.)

Il nostro corpo e la nostra coscienza rimuovono la percezione del dolore continuo, ma nulla possono contro i suoi effetti che si manifestano nella tensione muscolare.

La tensione crea un irrigidimento di ogni snodo, impedisce la funzione di distribuire il carico propria delle strutture flessibili e crea punti di logoramento non previsti dallo schema naturale.

(La natura non puó aver previsto la colonna vertebrale per il lavoro di un miniaturista).

I muscoli irrigiditi esercitano una trazione continua che flette il corpo in una postura di sofferenza, raggiungendo un livello inferiore di vitalitá dal quale se ne esce con un percorso in salita verso il recupero.

Ora che è chiara la presenza del dolore, ci troviamo ad un bivio: o conosciamo come evolve o siamo impotenti di fronte al suo dominio.

Nel primo caso siamo solo infastiditi, nel secondo subiamo molto di piú.

Ogni essere vivente tenta di salvarsi; persino la morte rappresenta una salvezza da un dolore maggiore.

Alcuni ricercano il piacere, ma esso,nonostante sia agli antipodi del dolore, non ne è un antidoto.
Il vero antidoto al dolore è il sollievo.
In sua presenza il dolore sparisce e, viceversa, quando c’è dolore non può esserci sollievo.

Molti sono convinti che il loro potere di autocontrollo sia il miglior strumento di salvezza che possiedono. Si sbagliano.

Il controllo è un eccellente amministratore di ricordi, un buon progettista di futuri, un pessimo generatore di sorprese, un ottimo trainer di buona volontà.

Abbiamo quindi incontrato questi attori nel teatro della vita:
il dolore, il piacere, il sollievo ed il controllo.

L’opposto del controllo non è il caos (in quanto informe sarebbe il contrario di ogni forma, non di una in particolare).

Al potere del controllo si oppone il potere dell’intuizione.

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Nota:
( Per potere di controllo qui si intende quella volontà di controllare gli eventi che si realizza con l’esperienza.
Analogamente, il potere di intuizione è la capacità di creare un humus adatto al germogliare della creatività.
L’atto creativo rimane un evento spontaneo e non ottenibile a comando. Però ogni terreno adatto ha un’elevata fertilità.)

Il controllo è come la disciplina; l’intuizione è la passione.

Nella musica c’è disciplina e passione. Senza entrambe, si ha un inutile spreco inquinante.

Per trovare la passione, dobbiamo prima ottenere la disciplina; quando c’è la disciplina, si perde la passione.

La passione è uno stato emotivo fondato su percezioni, le quali sono fortemente dipendenti dalla sfera fisica.

Senza passione ogni musica è inutile, ogni lavoro è alienante, ogni vita è sofferenza.

Le percezioni invece ci salveranno dall’immensità sovrastante del mondo esterno.

Da cosa dobbiamo essere salvati? Dal dolore, ovviamente.

continua

2 risposte a "I sensi ci salveranno. Parte prima"

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  1. Interessanti i recenti articoli! Mi ritrovo in molte delle cose che hai scritto. I tuoi trattamenti mi hanno permesso di capire che tutto ciò che ci accade a livello emotivo rimane impresso nel nostro corpo.
    Ho sperimentato io stessa che esistono delle precise corrispondenze tra le tensioni muscolari e i blocchi emozionali. Tutto questo ci è di enorme aiuto: ci permette di divenire consapevoli di ciò che accade al nostro corpo e alla nostra mente.
    Sciogliendo le tensioni e i blocchi muscolari emerge proprio dall’interno del nostro corpo la coscienza del torto subìto; si ricomincia a sentire. Equivale a ricevere direttamente dal corpo l’informazione di quello che ci è mancato. Questo permette di aprirsi ad un mondo inimmaginabile prima. Grazie Fausto.
    Ornella

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