Muscoli emotivi, parte 1


Nel corso degli anni, durante i miei trattamenti, ho spesso incontrato nei corpi delle persone irrigidimenti muscolari che sentivo “coerenti” con le tensioni emotive della persona, in una sconosciuta, ma istintiva, relazione tra emozioni e portamento.

Nella continua pratica del trattamento dell’addome, la mia ipotesi di legame tensione ~ emozione si è rafforzata, stimolando la ricerca della genesi delle tensioni.

Sono convinto che un muscolo non decide autonomamente di irrigidirsi, ma obbedisce ad una idea che il suo corpo ha della situazione presente in base all’esperienza acquisita.

Quando, durante un trattamento, il ricevente sente un dolore preciso e pungente, spesso mi chiede “cosa c’è lì?” quasi a cercare un organo colpevole da criminalizzare, come se quella parte gli fosse estranea; la tensione, invece, anche se locale ed acuta, ha radici che attingono da ogni parte del corpo, probabilmente nessuna esclusa. Come la cima di un iceberg è parte visibile, o percettibile, di una più ampia “situazione” nascosta.

Un incidente provoca dolore che crea paura che genera tensione. La tensione sostiene il ricordo del trauma in un circolo vizioso infinito.
L’intervento deve essere fatto all’esatto contrario dell’incidente, il contatto deve essere lento al punto da sembrare fermo (al contrario dell’urto traumatico), l’azione deve portare tranquillità e sollievo (al contrario del dolore), si deve conquistare fiducia (al contrario di provocare paura), si deve far emergere serenità e rilassamento (al contrario della tensione).

Con una azione di contatto estremamente lenta e costantemente presente, si attiva la consapevolezza del qui ed ora del ricevente, che si familiarizza a distinguere chiaramente il presente accogliente dal passato traumatico.

In quel “momento” accade una rievocazione simultanea, la persona vive entrambe le situazioni, potrebbe dire: “mi ricorda qualcosa, ma so che non sta accadendo ora”.

Delle due emozioni, quella passata porta con sé un inevitabile disagio, ma quella presente genera uno stato di sollievo che supera e cancella il travaglio. Il muscolo è gestito dal presente e non più dal passato!

Cambiare completamente la postura, come se il corpo fosse sorretto da 400 muscoli beatamente rilassati è possibile, ma solo se si riesce ad evitare il muro invalicabile della paura della perdita del controllo. Si tratta di una paura fondata sull’esperienza e quindi concreta, ma totalmente priva di senso al momento presente.

Infatti un corpo rilassato non corre alcun pericolo e non cessa di funzionare, tutt’altro, le capacità di reazione svettano e la sensazione di potenza è esaltante. Molti di noi hanno provato queste sensazioni in momenti particolari della vita, lo scopo della mia ricerca è definire le condizioni iniziali di quei momenti, per riviverle ancora.

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