Il pieno ed il vuoto


Kyo e Jitsu, il vuoto e il pieno.

Questo è un concetto giapponese che serve a noi occidentali per dirigere la nostra attenzione di stampo intellettuale alle percezioni corporee.

In altre parole, come continuare ad essere dei cognitivi imparando ad essere anche dei percettivi.

Per fare questo dobbiamo utilizzare i sensi dedicando loro una maggiore attenzione.

Nel tocco, imparare a distinguere il pieno dal vuoto serve ad aumentare la sensibilità, un po’ come le parole fruttato o speziato servono a classificare gli aromi, raffinando i sensi.

A grandi linee, il vuoto tende a far sprofondare il contatto, il pieno a respingerlo.

Un concetto così riassunto porta a classificare cosa è meglio da cosa è peggio, commettendo il nostro classico errore della nostra cultura.

È bene stare molto attenti a non semplificare troppo e giudicare frettolosamente con termini come positivo (giusto) e negativo (sbagliato), alcune caratteristiche che sono opposte e necessarie, quindi “giuste”.

Se invece di “giusto” usassimo la parola “comune”, “frequente”? O altri sinonimi?

Semplificare ha lo scopo di orientarci, dobbiamo sapere che sono frasi indicative, che indirizzano la mente, non dobbiamo attaccarci al significato personale che diamo alle parole, ma intuirne il concetto insito, ecco che poi si può entrare nel dettaglio, dove la parola acquista pregio.

Altrimenti ci fissiamo a guardare il dito di chi ci indica la luna.

Spesso sentiamo dire che il concetto cinese di Yang e Yin corrisponde al nostro “positivo e negativo” invece l’ideogramma che li rappresenta ha in comune il simbolo di una montagna e mentre Yang contiene il simbolo del sole, Yin ha una nuvola; se Yang è la montagna a sud, Yin è la sua parete a nord. Sebbene io posso preferire passeggiare al sole, la natura ha disposto animali e piante diversi da entrambi i lati che prosperano grazie alle diverse proprietà del nord e del sud.

Tornando al pieno ed al vuoto, diventano espressioni diverse della reazione del corpo al suo ambiente e vanno trattate per agevolarle ad evolvere in modo favorevole, verso una condizione di portamento vantaggiosa.

Per esempio, nel rapportarci con il pieno, se non è doloroso, è bene sostenerlo con presa sicura, se invece è dolore è acuto, si deve cercare il vuoto;

quando si incontra il vuoto, si deve procedere molto lentamente affinché l’attenzione del corpo ricevente riporti consistenza al punto.

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Questo significa pressioni statiche con alto grado di attenzione. Può capitare di trovare in fondo ad un Kyo un Jitsu, o viceversa, queste sono occasioni speciali, manovre e pressioni fuori luogo fanno cadere la fiducia che la persona ci ha offerto, recuperarla richiede ancora maggiore sensibilità.

Il jitsu sono le tensioni dichiarate, sono le risorse utilizzate in modalità svantaggiosa, sono tensioni statiche da accompagnare al movimento per redirigerle in risorse dinamiche.

Il kyo non viene dichiarato, ma deve essere intuito come essenza vera del jitsu.

Non ne va attesa la dichiarazione né si deve operare per smascherarlo, sarebbe una mancanza di rispetto improduttiva.

Gli antichi cinesi chiamavano pieno il manifesto e vuoto il nascosto;

Se qualcuno mi offende, e di conseguenza mi arrabbio, possiamo considerare che al pieno di una offesa ho risposto con il pieno della rabbia.

Se fermiamo qui la nostra visione, siamo in un vicolo cieco. Applicando uno dei più noti stratagemmi cinesi che dice: “dietro ogni pieno si nasconde un vuoto”, ci possiamo accorgere che il dolore di essere stato offeso è il mio vuoto, ed è noto agli antichi cinesi che si deve sostenere il vuoto, non contrastare il pieno, ecco perché sedare la rabbia è svantaggioso, mentre lenire e comprendere il dolore è efficace.

Altro esempio: se ho tensione alla schiena, la sua contrattura è il pieno, il vuoto è dato dal sostegno mancante della pancia. La strategia è quella di lenire la tensione dell’addome per ristabilire la sua “portanza”.

Queste considerazioni appartengono ad una visione talmente diversa dalla nostra che occorre molto tempo per acquisirne una personale coscienza critica, ho notato che maggiore è la curiosità sanamente scettica, più facilmente una persona fa proprie queste intuizioni e amplia i propri orizzonti.

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